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Proprio oggi leggevo un libro sul giornalismo, di Carlo Sorrentino ed in particolare mi sono soffermato su questo:

Da qualche anno, la rete ha sviluppato altre forme di esposizione dell’informazione. Attualmente, tali fruizioni, avvengono gratuitamente poichè gli introiti per le società che gestiscono i siti provengono dalla vendita dei banners pubblicitari, o comunque da sponsorizzazioni, sempre pagate dalle aziende. Presumibilmente, la ricchissima offerta di informazioni resa possibile dalla rete comporterà  in futuro una diversificazione delle forme di fruizione. Si prevede che alcuni contenuti generalisti resteranno gratuiti e finanziati dalla pubblicità; mentre contenuti più specifici, approfonditi e professionali, richiederanno un pagamento diretto da parte degli utenti, come avviene in alcuni casi per la consultazione di archivi e altri materiali.

Beh, a distanza di qualche anno, diciamo che non tutto sembra essere così. Infatti, dopo il New York Times, un altro quotidiano statunitense diventerà  interamente gratuito per la consultazione on-line. Uno di quei quotidiani che Sorrentino annoverava tra quelli più specifici, approfonditi e professionali. Si tratta del Wall Street Journal, uno dei principali quotidiani di affari e finanza di tutto il mondo. Il suo proprietario, il magnate australiano Rupert Murdoch, ha infatti intenzione di rendere gratuita la versione web del quotidiano, eliminando i costi dell’abbonamento, circa 79 euro l’anno. In questo modo, spera di aumentare in maniera vertiginosa il numero dei lettori così come quello degli introiti provenienti dalla pubblicità. Quale sarà il prossimo?

Domani pomeriggio sarò nell’aula magna della Facoltò  di Scienze Politiche a seguire l’incontro Più comunicazione… meno informazione? organizzato da Circuiti Culturali e dalla casa editrice ED.IT.

Il giornalismo farà  veramente a meno del supporto cartaceo, per farsi virtualità impalpabile, succedersi in continuum di informazioni e richiami multimediali? Davvero si sta andando verso la scomparsa del giornale sotto i colpi del superamento virtuale delle distanze di tempo e di luogo? È vero come alcuni sostengono che viviamo in un mondo ricco di Comunicazione ma povero di Informazione? E come sta cambiando alla luce di tutto ciò il linguaggio e il mestiere del giornalista? In Italia qual è il trend del giornalismo e dei giornali on line? Ci si ispira a modelli internazionali o si tentano percorsi autonomi?

Interverranno docenti, giornalisti ed esperti di comunicazione. Special guest della serata, Luca Conti. Avrò la possibilità e il piacere di seguirlo di presenza. Se qualche altro blogger di Catania e dintorni volesse seguire l’incontro, l’appuntamento è in via Vittorio Emanuele II, 49 Catania, alle ore 16.30.

Giuseppe Fava

Stamattina presto ho letto con interesse un post di Luca Conti, su Pandemia, dedicato al giornalista Fabrizio Gatti, giornalista, autore di esclusivi reportage per l’Espresso tra cui l’ultimo, ormai celebre, dedicato alle condizioni di degrado del più grande ospedale italiano, il Policlinico Umberto I di Roma. Stasera ho avuto la possibilità di vederlo dal vivo e ascoltarlo in occasione del Premio nazionale Giuseppe Fava, presso il centro culturale ZO a Catania. E’ stato proprio il giornalista milanese a vincere il premio intitolato al grande giornalista siciliano, ucciso dalla mafia nel gennaio del 1984. Assieme a lui sul palco erano presenti il figlio di Fava, Claudio, giornalista ed eurodeputato, e i giornalisti Marco Travaglio e Michele Gambino.

Si è parlato di informazione, di giornalismo. In una città dominata da un unico “quotidiano” che, anche nel giorno dell’anniversario della morte di un suo figlio, ha preferito non dare risalto all’evento e all’anniversario della morte. Per chi non conoscesse Giuseppe Fava, e la sua storia, consiglio una breve lettura qui e qui.