Vi chiedo solamente un minuto del vostro tempo, leggete questo racconto:

Cosa ne sanno di come ti ho amato. Di come la tua pelle arrivava al mio respiro. Cosa ne sà la gente di quello che ho sentito, degli odori che ho assimilato con le narici aperte, aspettando la pioggia a naso in sù, abbracciandoti forte sotto un portico, al riparo dai passi nervosi sul selciato, di quelli che tornano a casa nella fredda sera di Parigi. Cosa ne sà il mondo del tuo cappello appeso all’appendiabiti, delle nostre liti furibonde e della tua insoddisfazione confessata solo allo specchio quando il mascara non rendeva giustizia al tuo sguardo. Cosa ne sai tu delle notti in cui dormivi e io cercavo di restare immobile per riscaldare il lenzuolo col fiato. Quando di corsa nella nebbia mi sono caduti sei barattoli di vernice rossa con la quale volevo dipingere le mura del tuo appartamento. Cosa ne sà la gente delle mie tele nascoste, delle pagine d’amore e inchiostro che ho strappato, dei giardini che per te ho devastato alla ricerca delle rose di gennaio. Cosa ne so io di ciò che mi è rimasto. Di questo amore lacerato e stanco, ridotto a brandelli, misero e bisognoso di tutto. Eppure così splendente, così altezzoso. Questo malato terminale che non ha voglia di morire.
Se è stato di vostro gradimento, andate su Terre d’Hermès, cercate tra i racconti quello dal titolo “Cosa ne sanno…” di Annalisa Silingardi e lasciate la vostra preferenza. Grazie.

L’ho letta oggi, mi ci sono ritrovato, ho condiviso il mio requiem con l’autrice… Grande Asi!